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L’origine del Priorato di Saint-Pierre è incerta, tanto da aver generato discussioni e parecchi equivoci. Una tradizione antica, ma acritica e non basata su documenti, riteneva di poter far risalire la fondazione del “Prieuré de Saint-Jacqueme de Chatel-Argent” al V secolo, ad opera dello stesso S. Giacomo (Saint-Jacqueme), primo vescovo di Tarantasia (inizio del V secolo d.C.).

La prima notizia, storicamente certa, relativa a questo Priorato ci è offerta dalla Bolla papale di Alessandro III, del 25 marzo 1176, indirizzata all’Arcivescovo di Tarantasia Aimone, nostro Metropolita, in cui sono ricordate tra le Chiese di sua diretta dipendenza, in Valle d’Aosta, oltre a quelle di Pollein e di Saint-Jacqueme in Aosta (attuale Seminario Maggiore), Ecclesiam Sancti Jacobi de Castro Argenteo cum pertinenciis suis (la Chiesa del Priorato di Saint-Pierre, allora detto di Saint-Jacqueme, con l’indicazione del toponimo di Chatel-Argent, cioè “Castro Argenteo” in latino, per distinguerlo dall’omonimo Priorato cittadino).

Nei primi anni del ‘200 il Priorato passa ai canonici di Saint-Gilles di Verrès e, da questi, alla Congregazione del Mont-Joux, detta anche del Gran San Bernardo, in quanto facente capo all’Ospizio posto su questo valico.

Tuttavia, come anche l’omonimo Priorato di Aosta, il complesso godette sempre di una certa indipendenza rispetto alla Congregazione, ciò che gli permise di non risentire del declino subìto dall’Ordine negli anni tra il 1438 ed il 1586 a causa del Consiglio di Basilea, delle Guerre di Borgogna e, soprattutto, della Riforma che avevano minato la solidità di una Prevostura (quella del Gran San Bernardo) che aveva possedimenti sui due versanti delle Alpi e doveva giostrarsi tra le varie fazioni.

La situazione del Priorato, alla metà del ‘500, è solida e fornisce proventi adeguati, ma i rapporti con il Vescovo della Diocesi sono piuttosto tesi: facendosi scudo dell’esenzione totale, concessa da papa Giovanni XIII, revocata da Martino V, e faticosamente riconquistata, l’Ordine del Gran San Bernardo, da cui il Priorato dipende, rifiuta la visita pastorale del Vescovo che, pure, ne rivendica il diritto, essendo i domini dei Canonici posti entro la sua Diocesi. La questione può sembrare oziosa, ma fu all’origine di discordie insanabili tra Ordine, Vescovo, Metropolita e Santa Sede.

 La situazione del Priorato rimane sostanzialmente stabile fino alla metà del ‘600 per precipitare il 22 febbraio 1676, quando alcuni soldati appiccarono il fuoco all’edificio che bruciò completamente, ad eccezione della Chiesa e della Torre. I documenti d’archivio parlano, piuttosto, di uno sparo accidentale d’archibugio tra la paglia, ma gli effetti furono disastrosi e l’allora prevosto Norat non poté affrontare che la spesa  per la risistemazione dei vani abitati dall’economo e dal fattore.

L’investitura di Jean-Pierre Persod a Prevosto (1693-1724) muta le sorti del Priorato che, per sua iniziativa, viene in parte ricostruito e dotato di una nuova Chiesa, per la quale egli pagò a Giacomo Pico e Giò Battista Cariste l’ingente somma di 5.080 lire.

Il Vescovo di Aosta benedice la prima pietra della nuova Chiesa nel corso del 1698 ed il suo coadiutore Bonifacio consacra la Chiesa ormai completata il 17 giugno 1700; queste date d’archivio trovano ampia conferma nel campanile, datato 1699.

Lo stesso Persod, nel 1700, sconsacra il vecchio cimitero, delimitandone uno nuovo e, tra il 1701 ed il 1702, fa riedificare con grande solennità la casa del Priorato, affidando la direzione dei lavori –pare- all’architetto Jacques Pie di Valsesia.

La situazione del Priorato peggiora rapidamente nel corso della prima metà del XVIII secolo: troppo appetibile dominio è attaccato più volte e saccheggiato dai Francesi, mentre le controversie sorte all’interno dell’Ordine, tra Prevosto, Consiglio e Sovrano di Casa Savoia, si concludono con la Bolla di Benedetto XIV che sancisce la separazione tra i due rami dell’Ordine e secolarizza tutti i beni del Grand-Saint-Bernard, affidandoli alla Sacra Religione dei Santi Maurizio e Lazzaro (Ordine Mauriziano) di cui il Sovrano è Gran Maestro.

È l’anno 1752, che segna la fine dell’indipendenza del Priorato (ormai già detto comunemente di Saint-Pierre, ma ancora indicato negli atti ufficiali come Saint-Jacqueme de Chatel Argent) e dà inizio ad un periodo molto buio della sua storia.

La Sacra Religione (Mauriziano) aveva solo interessi economici verso i possedimenti valdostani, di cui fa un accurato censimento; il notaio Antoine Borelly viene inviato, nel corso del 1753, a Saint-Pierre con l’incarico di stabilire il valore dell’immobile con i terreni di sua pertinenza e procedere alla vendita dei mobili e delle suppellettili reputate superflue.

Il Priorato, che era rimasto ininterrottamente sotto l’Ordine S. Bernardo dal 1466 al 1752, si vede così, spogliato di tutti i suoi beni, che vanno ad arricchire le casse della Sacra Religione.

 

Da questo momento e fino al 1841 del Priorato si sa ben poco; il 20 novembre 1841 i Padri Gesuiti, rettori del Collegio di Aosta, propongono all’Ordine Mauriziano una permuta tra una montagna di loro proprietà alle falde del Monte Rosa ed il Priorato di Saint-Pierre, che vorrebbero rendere adatto a ritiro per esercizi spirituali; la proposta viene rifiutata perché una apposita commissione giudica la montagna offerta impervia e di scarso valore finanziario.

Una serie di conti da pagare per opere di manutenzione ed un incendio sviluppatosi, per cause accidentali, il 22 dicembre 1850, spingono l’Ordine Mauriziano a disfarsi di un immobile per cui non avevano mai avuto un serio interesse.

È così che, nel gennaio del 1859, si conclude la vendita del Priorato alla Diocesi di Aosta nella persona del suo Vescovo Mons. André Jourdain per la somma di 47.000 lire.

Questo acquisto veniva incontro ai desideri del Clero valdostano che, da tempo, chiedeva al Vescovo di creare una casa di riposo per i sacerdoti anziani della Diocesi e getta le basi del Priorato attuale come luogo di pace e di meditazione.

I lavori di risistemazione cominciarono nel mese di maggio del 1859 e si conclusero nel dicembre dell’anno successivo, quando i primi sacerdoti anziani poterono entrarvi; tuttavia ancora una questione restava pendente: la “legittimità” della Chiesa del Priorato rispetto alla Chiesa parrocchiale. Il 26 ottobre 1863 il Vicario della Diocesi autorizza la pratica religiosa nella Cappella del Priorato pur ribadendo i diritti parrocchiali della Chiesa principale.

Nel primo decennio del ‘900 altri Ordini subivano, nel resto d’Europa, un regime di smembramento e confisca in cui la Francia inaugurava un atteggiamento di aperto anticlericalismo e la rottura delle relazioni con la Santa Sede; numerosi religiosi francesi cercarono, allora, rifugio in Valle ed il Priorato ospitò gli Oblati di Maria Immacolata che vi rimasero fin dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Del 1956 sono i primi lavori di trasformazione in senso moderno della casa, con la sistemazione degli impianti e delle coperture; nel 1962 si portò a termine l’ampliamento di levante attorno al chiostro, ottenendo 12 nuove stanze e sale comuni nel corpo centrale.

Tre anni dopo si costruisce un nuovo moderno fabbricato rurale e, per impulso di don Omer Anselmoz e don Alfonso Commod, i lavori proseguono senza interruzioni fino ai primi anni ’70.

A partire dal 1974 l’amministrazione passa a don Camillo Rosset e a suo fratello don Giulio, i quali, proseguendo i lavori di manutenzione e l’opera intrapresa da don Commod per rendere il Priorato un luogo di ritiro spirituale, affrontano nel 1988 l’impegnativo lavoro di costruzione di una nuova cucina con sottostante dispensa.

 

Da: Breve storia del Priorato di Saint Pierre, Tipografia parrocchiale – Issogne, Natale 1995